Dolomiti lucane- Pietrapertosa e Castelmezzano


Tra le tante bellezze naturali che la Basilicata offre ci sono indubbiamente le Dolomiti.

No, non è uno dei soliti slogan turistici per paragonare borghi e paesaggi sconosciuti con quelli “originali” e “universalmente conosciuti” ma si tratta di vere e proprie montagne chiamate appunto Dolomiti Lucane facenti parte di una vasta aera protetta chiamata Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane: un vero e proprio paradiso per amanti della natura, dei piccoli borghi, della tranquillità, dei paesaggi mozzafiato e della buona cucina.

Queste montagne con le loro formazioni rocciose mozzafiato sono delle vere e proprie “sorelle minori” delle Dolomiti sulle Alpi e, al pari di queste ultime, promettono ai visitatori delle emozioni indimenticabili. A metà strada tra Potenza e Matera, seguendo quella che è la Valle del fiume Basento che sfocia nei pressi di Metaponto, sono situate al centro della Regione e la montagna più alta, il Monte Caperrino, raggiunge i 1455 metri di altezza.

La loro nascita avviene circa 15 milioni di anni fa durante il Miocene medio, nelle stesso periodo in cui nacque l’Appennino meridionale. Da quel momento in poi l’azione erosiva dei fiumi e dei torrenti, il vento, la pioggia e l’opera dell’uomo hanno modellato i paesaggi ricoperti da impenetrabili foreste di cerri, aceri, castagni, roveri, carpini, agrifogli, tigli, meli, peri selvatici, tra cui ricordiamo la foresta di Montepiano nei pressi dei Accettura, sede dell’Ente parco, con i suoi circa 800 ettari degli oltre 27000 dell’intero parco.

Tra i vari borghi letteralmente nascosti tra la vegetazione e le innumerevoli guglie levigate dagli agenti atmosferici spiccano Pietrapertosa e Castelmezzano. Situata a 1088 metri di altezza Pietrapertosa è il paese più alto della Basilicata.

Lasciando la Val Basento ci sono circa 11 km di tornanti in salita per raggiungere il borgo: sembra che non ci si arrivi mai ma in realtà dietro ogni tornante si apre un nuovo paesaggio od uno scorcio che rendono la salita piacevole e dolce ed il premio finale è arrivare fin quasi in cima alle guglie che improvvisamente si stagliano come dei giganti buoni.

Questi giganti di pietra in realtà nascondono e proteggono il borgo vero e proprio, visibile solo dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio, adagiato sull’anfiteatro naturale del versante delle montagna sotto le guglie che sembrano le punte di una corona. Oltre alle innumerevoli foto del borgo da ogni angolazione, è d’obbligo attraversarlo rigorosamente a piedi tramite le stradine che le une sulle altre collegano i vari livelli del paese conducendo alle varie attrazioni, tra cui la Chiesa Madre, costruita su di un’antica fortezza normanna e con un interessante ciclo di affreschi Rinascimentali riguardanti un Giudizio Universale e scene di vita di Gesù, oltre a tante tele e altre opere d’arte che testimoniano le tradizioni e la devozione degli abitanti.

A pochi passi dalla Chiesa madre due sono le possibilità: arrivare fino in cima alla fortezza o andare nel qualrtiere dell’Arabata, luoghi che entrambi ricordano la funzione strategica del borgo in epoca araba. Infatti i Saraceni, insediatisi sulle coste joniche a partire dal IX secolo, risalendo i fiumi raggiungevano i borghi per le loro razzie e saccheggi ma in questo caso gli Arabi vi giungono non per saccheggiare il borgo ma per aiutare gli abitanti, stanchi del malvisto governo bizantino, a liberarsi di quest’ultimo con successo.

Pietrapertosa diventa quindi un insediamento arabo che ancora oggi si chiama Arabata, fatto di vicoletti, casette, scalinate (spesso semplicemente scavate nella roccia), anche se attualmente di arabo restano solo il nome e l’impianto urbanistico con un suo fascino antico, abitato dalle vecchie generazioni che nostalgiche restano ancorate alle loro tradizioni, seppur tanti giovani oggi ristrutturano per mantenere il borgo in vita con i suoi ritmi lenti.

Per chi invece preferisce proseguire verso il castello, ancora oggi quasi inaccessibile perchè nascosto e perfettamente mimetizzato tra le guglie. A metà strada del percorso ci si può fermare per ammirare le montagne di fronte dove, anch’esso perfettamente adagiato nella forma ad anfiteatro delle montagne, sorge il borgo gemello di Castelmezzano, raggiungibile per i più temerari attraverso il famoso Volo dell’Angelo: imbracati ad agganciati ad un cavo d’acciaio è possibile volare da Pietrapertosa ad una velocità di circa 120 km orari per raggiungere Castelmezzano e viceversa. Fondato in epoca normanna Castelmezzano è oggi Bandiera Arancione del TCI.

Oltre che volando, Castelmezzano è raggiungibile in altri due modi: a piedi o in auto. In auto basta seguire le indicazioni che attraverso nuovi paesaggi e tornanti permettono di scendere a valle e risalire mentre per chi ama la natura senza voler provare il brivido di volare, è possibile seguire un percorso trekking di circa 2 km che collega Pietrapertosa a Castelmezzano, chiamato Percorso delle 7 Pietre.

Il percorso prende il nome da racconto popolare basato sul libro “Vito Ballava con le Streghe”, racconto che viene riproposto con installazioni artistiche visive e sonore con delle apposite soste lungo tutto il percorso, attraverso boschi, un antico ponte medioevale su di un torrente con possibilità di fare anche dei picnic a valle.

Una volta giunti a Castelmezzano si resta incantati dalla vista che si gode soprattutto affacciandosi dal balcone antistante la Chiesa Madre della Madonna dell’Olmo: seguendo le forme naturali del pendio della montagna i vicoli e le case sono state letteralmente costruite ed addossate le une alle altre fondendosi con la roccia e le spettacolari guglie che come per Pietrapertosa sovrastano il paese.

Queste ultime sono raggiungibili con comodi percorsi trekking urbani che conducono all’area che anticamente ospitava il castello normanno, oggi scomparso ma che chiudendo gli occhi lo si può imamginare imponente a difesa del borgo.

Se capitate a Pietrapertosa ad agosto non perdete la rievocazione storica “Sulle tracce degli Arabi”: il borgo per 2 giorni si veste di colori, suoni, tradizioni e tipiche atmosfere arabe dove si esibiscono danzatrici del ventre, mangiafuoco, incantatori di serpenti dando vita ad uno spettacolo folkloristico molto suggestivo, contornato da chioschi e ristoranti che propongono piatti della tradizione araba: sembra di essere nel libro di “Mille ed una notte”. Altre tradizioni da non perdere invece sono le tradizioni del “Maggio” legate ai riti arborei.

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